I MILLEPIEDI CON LE ZAMPE RIFRANGENTI

Ogni tanto vi ammorbo sui miei viaggi in nave da Napoli a Salina e da Salina a Napoli. E’ così, è più forte di me. Voglio condividere con voi soprattutto l’emozione di quando si attracca a Stromboli. Voi sapete, se siete abitudinari dei miei pipponi sulle Eolie, che io sostengo che nelle piccole isole bisogna arrivarci lentamente, in nave. Non in quei tubi chiusi che sono gli aliscafi. Bene, uno dei vantaggi è anche che si assiste a quelle cerimonie che sono gli attracchi. Nel mio caso a Panarea, dove si vedono le signore chic milanesi, le macchinine elettriche, i cagnetti eleganti. A Ginostra, il villaggio sospeso nell’infinito e nell’eternità, abitato da belle, alte ed eteree donne che a piedi scalzi camminano a dieci centimetri dal suolo, senza toccare terra. A Stromboli dove si arriva sempre al buio e si intravvedono a malapena le barche dei pescatori. E’ questo il suo bello. Io non sono un appassionato di Stromboli. La trovo malfrequentata. E’ l’isola degli intellettuali paraculi, degli stilisti, della gente che vuole dettare la vita agli altri. Però di notte è affascinante. Dalla poppa della nave vedi in alto le file degli escursionisti che salgono a vedere lo spettacolo più bello del mondo, le continue piccole eruzioni del vulcano. Viaggiano con le torce in testa e si vedono solo delle striscette composte da lucette in cammino. Semnbrano millepiedi con le zampe rifrangenti. Basta per oggi. Ma non finisce qui.

[csf ::: 11:43] [2 commenti]
Share

CHE DIFFERENZA C’E’ FRA UN ITALIANO E UN INGLESE?

Ho finalmente capito che cosa differenzia noi italiani dagli anglosassoni: il fatalismo. Loro combattono per il successo fino all’ultimo. Credo sia un problema di protestantesimo, ma non ne sono sicuro. Noi abbandoniamo la battaglia quando si fa difficile. Credo sia un problema di cattolicesimo, ma non ne sono sicuro. Comunque ho la prova. Avete presente quando perdete qualcosa all’aeroporto? Un bagaglio? Un telefonino? Una telecamera? Dove andate se siete a Londra? All’ufficio “Lost and found”. Persi e ritrovati. Dove andate se siete a Fiumicino? All’ufficio “Oggetti smarriti”. Smarriti. Punto. Fine.

[csf ::: 11:25] [Commenta]
Share
da Piovono Rane

Concorso esterno, balle interne

Schermata 2015-04-15 alle 10.59.31

Il vignettista Vincino è persona gradevolissima e autore satirico a tratti geniale, da molti anni. Non sono tuttavia sicuro che abbia capito del tuttoquello che ha deciso la Corte di Strasburgo sul caso Contrada.

S’intende: fosse solo Vincino, pazienza: gli infortuni capitano. Il problema è che – come spesso succede in un contesto di percezione superficiale delle notizie – l’errore di Vincino in questi giorni è diventato egemonico. Cioè quasi tutti quelli che hanno letto distrattamente un titolo o ascoltato in tivù la notizia della Corte di Strasburgo su Contrada, pensano proprio quello che dice questa vignetta: cioè che Il concorso esterno in associazione mafiosa “è miseramente crollato”.

I lettori più avvertiti mi perdoneranno, quindi, se qui mi tocca scrivere una cosa che già sanno perché sono andati oltre i titoli. Molti altri non l’hanno fatto: non solo Vincino. Per non dire di quanti invece sanno benissimo come sono andate le cose sul caso Strasburgo-Contrada, ma sui media dicono il falso per interesse di parte o peggio.

Allora: la Corte di Strasburgo non è intervenuta sul merito dei favori offerti da Contrada alla mafia, né tanto meno sul senso del reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Si è limitata a dire che i favori di cui sopra sono stati fatti in un periodo in cui in Italia il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non era stato ancora del tutto definito dal punto di vista giurisprudenziale.

La questione infatti è stata al centro di diverse sentenze della Cassazione (tra le più importanti: Demitry 1994, Carnevale 2002, seconda sentenza Mannino 2004) fino a prendere la sua forma attuale.

Secondo la Corte di Strasburgo quindi all’epoca dei fatti contestati a Contrada – non avendo la Cassazione ancora fissato tutti i paletti giurisprudenziali del concorso esterno in associazione mafiosa – il reato non era sufficientemente chiaro e prevedibile.

In altre parole: tra il 1979 e il 1988 (questo il periodo in cui Contrada faceva favori alla mafia) il reato per cui l’ ex numero tre del Sisde è stato poi condannato non era abbastanza chiaramente normato, sicché la sua condanna va contro l’articolo 7 della Convenzione europea dei diritti umani, secondo il quale «nessuno può essere condannato per una azione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o internazionale; parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso».

Quindi:

1. La Corte di Strasburgo non ha messo in dubbio il reato di concorso esterno in associazione mafiosa: dire che “è crollato” o è frutto di disinformazione o di bugia consapevole. Anzi, Strasburgo ha confermato che «con la sentenza Demitry pronunciata dalla Corte di Cassazione nel 1994 è stata riconosciuta l’esistenza del reato in questione e, nello spirito di porre fine al conflitto di giurisprudenza in materia, è stata definitivamente ed esplicitamente ammessa l’esistenza del concorso esterno in associazione mafiosa nell’ordinamento giuridico italiano». Una frase che fa capire quanto ad esempio il titolo in prima del Messaggero di oggi («Strasburgo respinge la zona grigia del concorso esterno») sia purissima disinformazione.

2. La Corte di Strasburgo non ha smentito o negato i fatti per cui è stato condannato Contrada: semplicemente, ha detto che all’epoca in cui sono stati commessi la norma nella quale sono stati fatti rientrare questi fatti non era ancora sufficientemente definita dalla Cassazione.

3. Oggi chi dice che la condanna di Contrada è stata ingiusta ha tecnicamente ragione, per i motivi di cui sopra relativi alla non retroattività. Tuttavia cosa del tutto diversa – e balla spaziale – è dire che il reato di concorso esterno in associazione mafiosa è stato messo in dubbio dalla Corte di Strasburgo.

Chiedo scusa nuovamente per l’inutile precisazione a chi sapeva già tutto. Non chiedo scusa per nulla a Giuliano Ferrara che e oggi parla di “un reato che non c’è”, mentendo e sapendo di mentire.

[csf ::: 18:40] [2 commenti]
Share

MIO PAPA’ AVREBBE 108 ANNI

Il 15 aprile 1907, 108 anni fa, nasceva a Cura di Vetralla, o forse a Vetralla, non ricordo, mio padre. Si chiamava Giuseppe. E’ morto tanti anni fa, mi sembra quando aveva 80 anni. Era un giornalista sportivo. Fu il primo radiocronista di calcio. Fu direttore del Corriere dello Sport. Amava il ciclismo e l’atletica. Si fece una quintalata di Olimpiadi e di giri d’Italia e di Francia. A volte portava anche me. Era ingenuo, buono, generoso. Anche troppo. Non sono sicuro che sia stato un ottimo padre. Ma sono sicuro che io sono stato un pessimo figlio. E mi dispiace. Quando ero un giovane contestatore rompicoglioni ricordo che dal terrazzo della casa a Bracciano che aveva costruito veramente con fatica e con sudore, guardando olivi, noccioli e frutteti gli dissi: “Vedi papà, un giorno, tutto questo, sarà di Lotta Continua”.

[csf ::: 11:57] [Commenta]
Share

MA VOI?

A volte, sentendo parlare gran parte dei politici italiani, soprattutto quelli in zona Lega, mi vengono in mente pensieri che non so decifrare bene. Poi ho scoperto questa meravigliosa frase in “Non ti fidare”, di Rex Stout: “Ma voi dove vi eravate nascosti mentre l’evoluzione faceva il suo corso?”

[csf ::: 21:42] [Un commento]
Share

da Piovono Rane (http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/)

 

“Ho letto l’intervista a Pietro Bussolati sull’Hp e mi sono convinto che nel pacchetto in offerta a 25 euro “tessera Pd più biglietto Expo” in effetti non c’è nessuna cattiva intenzione.

E lui è in perfetta buona fede.

Pensa veramente, onestamente, limpidamente che la tessera di partito sia un prodotto da piazzare, con coupon, regalini e promozioni. Come quella dell’Esselunga.

Mi dispiace per lui, alla fine: per il sistema cognitivo che ha in testa. Mi dispiace, umanamente, per chi ragiona così. Probabilmente oggi è pure contento della risonanza avuta dalla sua iniziativa. Che tristezza.

E non è con felicità né con polemica che oggi devo citare lo scrittore Aldo Nove, che ha commentato il tutto in poche, semplici e definitive parole: «Il renzismo è una caricatura cheap del berlusconismo».

[csf ::: 21:49] [Commenta]
Share

A SALINA NON SI FA CHE PECCARE

 

A Salina questo è il periodo giallo. Gialli in basso i fiori dei rapuddi, poco più su le ginestre e in alto le euforbie. Di fronte a casa mia, Lipari, all’ora del tramonto, diventa un pezzo delle Dolomiti. Su, da Paolonoci si vede un po’ di Vulcano e tanta Etna coperta di tanta neve. Cielo come sono fortunato! Piano piano di fronte a me tutto diventa profondo blu, ma a tre livelli di profondità. Mi è arrivato il libro di Massimo Fini e comincerò a leggerlo. A Santa Marina c’è il sindaco agli arresti domiciliari perché accusato di essersi appropriato di soldi a lui affidati da due vecchiette. A Malfa, dall’altra parte dell’isola, un parroco vive ore di angoscia perché una signora messinese lo accusa di averla sedotta e abbandonata. La signora non se ne è stata con le mani in mano. Lo ha denunciato e gli ha ridotto l’automobile a pezzi a forza di sassate. Ha commentato il sindaco di Malfa, Salvatore Longhitano: “Per noi è un bravo sacerdote e i fedeli lo vogliono bene. Certo è un uomo. Siamo adulti. Si può peccare…”. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. La signora di Messina ha scagliato la prima, la seconda e la terza pietra.

[csf ::: 21:28] [Commenta]
Share

I GIORNALISTI E I LUOGHI COMUNI

L’uso di frasi scontate e banali è molto frequente sui giornali italiani. Una delle più usate è: “La città è sotto shock”. Un fatto di cronaca nera un po’ più cruento del solito è sufficiente per far partire lo shock. Un pazzo spara contro un tram? “La città è sotto shock”.  Generalmente sono i mitra che sparano all’impazzato a mettere sotto shock il giornalista e gli fanno scrivere che “la città è sotto shock”. Naturalmente non è vero. Se fosse vero che la città è sotto shock, chiuderebbero i cinema, i ristoranti, le balere. Non si va a mangiare la pizza quando si è sotto shock. Dietro un dolore di facciata e un viso contrito che non si nega a nessuno, la gente in linea di massima se ne frega. E giustamente: non si può essere addolorati e sotto shock per tutti gli omicidi che avvengono ogni giorno. Possiamo essere sotto shock per la morte di un parente, di un amico, di un vicino di casa. Possiamo essere sotto shock se la tragedia avviene sotto i nostri occhi. Ma la vita è così ed i giornalisti hanno bisogno di immagini forti e ne hanno bisogno in fretta, prima che la pagina chiuda. Ma esistono anche le eccezioni. I giornalisti bravi. Quelli che pensano prima di scrivere. Quando l’altro ieri quel pazzo ha ucciso a palazzo di giustizia il giudice, l’avvocato e il socio ho pensato: “ecco che parte lo shock, Milano sotto shock, la Lombardia sotto shock, e, perché no?, l’Italia sotto shock”. Ma sono andato a leggere Piero Colaprico. Lui, giornalista di buon senso e accurato, ha scritto la cosa giusta: “Centinaia di persone sono sotto shock”. Finalmente. Grazie Colaprico. 

[csf ::: 18:33] [Commenta]
Share

OGNI TEMPO HA IL SUO FASCISMO

“Ogni tem­po ha il suo fa­sci­smo: se ne no­ta­no i se­gni pre­mo­ni­to­ri do­vun­que la con­cen­tra­zio­ne di po­te­re ne­ga al cit­ta­di­no la pos­si­bi­lità e la ca­pa­cità di espri­me­re ed at­tua­re la sua vo­lontà. A que­sto si ar­ri­va in mol­ti mo­di, non ne­ces­sa­ria­men­te col ter­ro­re dell’in­ti­mi­da­zio­ne po­li­zie­sca, ma an­che ne­gan­do o di­stor­cen­do l’in­for­ma­zio­ne, in­qui­nan­do la giu­sti­zia, pa­ra­liz­zan­do la scuo­la, dif­fon­den­do in mol­ti mo­di sot­ti­li la no­stal­gia per un mon­do in cui re­gna­va so­vra­no l’or­di­ne, ed in cui la si­cu­rez­za dei po­chi pri­vi­le­gia­ti ri­po­sa­va sul la­vo­ro for­za­to e sul si­len­zio for­za­to dei mol­ti.” (Pri­mo Le­vi, Un pas­sa­to che cre­de­va­mo non do­ves­se tor­na­re più, Cor­rie­re del­la se­ra, 8 mag­gio 1974)

[csf ::: 18:05] [Commenta]
Share

POI DICE CHE UNO SI MONTA LA TESTA

rai news: Alla cerimonia, a cui hanno presenziato il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini e il presidente dell’Anm Claudio Sabelli, hanno partecipato ..

[csf ::: 21:48] [Commenta]
Share