- 30 novembre 2006
da Mario Strada
Ho visto il DVD di Deaglio-Cremagnani. Ho trovato molto interessante quello che ha detto il 96enne Stern a Deaglio: “L’Italia ha bisogno di un governo di larghe intese”. Su Stern qualcosa viene detto nel DVD, riprendendo i contenuti di una ricerca del Prof. Casarrubea sul rapporto tra mafia, servizi segreti USA, la banda Giuliano (qualche riferimento in piu’ in un mio post pubblicato sul blog di Di Stefano su Corriere.it: http://www.corriere.it/corrforum/corriere/Thread?forumid=745&postid=597872). Lo stesso Deaglio nella trasmissione della Annunziata (http://www.media.rai.it/mpelenco/0,,In1-2h%5E15523,00.html) alla sua obiezione: “Se c’e’ stato broglio, com’e’ che Berlusconi ha perso?” ha risposto: “Chi ha detto che l’obbiettivo non sia stato raggiunto? In Senato c’e’ la quasi parita’, anche grazie alla nuova legge elettorale.” Nei mesi scorsi Lutwak, analista molto influente vicino all’intelligence USA ed esperto delle cose italiane, ha molto criticato Berlusconi per il suo comportamento da statista zoppicante per come non ha risolto il problema del conflitto d’interesse. Quindi le cose sono piu’ complicate di come potrebbero sembrare e Deaglio fa bene a porre il problema. (…)
da Bruno Stucchi
Da Wikipedia: “…Il polonio in natura è un elemento molto raro..” In natura forse. Ma non in Inghilterra, dove si trova dappertutto.
da Gianluca Freda
Caro Beretta, per quanto mi secchi sfidare la sua legittima incredulità, sono costretto a confermare: nulla, nella realtà virtuale in cui siamo immersi, è ritenuto esistente se non ha il timbro di approvazione dei media che lo confermano come tale. Nemmeno la bomba atomica. Senza il media coverage avremmo solo sentito un bel botto e saremmo divisi in due fazioni: quelli convinti che il botto fosse dovuto ad un evento naturale (meteora, terremoto, tsunami, ecc.) e quelli covinti che gli USA avessero sperimentato un’arma mostruosa contro la popolazione civile. Probabilmente lei apparterrebbe alla prima fazione. Io sicuramente alla seconda e mi prenderei, come sempre, del ridicolo complottista antiamericano. Sembra incredibile ma è così. Pensi che stiamo ancora qui a discutere se dei terroristi possano dirottare un aereo con i taglierini e se tre grattacieli d’acciaio possano crollare su se stessi dopo un incendio di poche ore. Nulla esiste senza i media. Non per chi li segue, almeno.
da Carla Bergamo
La differenza tra la cucina italiana e quella francese sta tutta lí: quella italiana è decisamente più democratica, o ‘pop’ come si dice da queste parti. Più semplice, più facile, più economica e, lasciatemelo dire, più gustosa. Tanto è che in una megalopoli come San Paolo i ristoranti francesi continuano a essere delle nicchie per pochi mentre la cucina italiana spopola tra tutte le classi sociali, con ristoranti che vanno dalla classe A a quella C. Certo non voglio togliere i meriti ai francesi: vi ricordate la cena di Babette? Eccezionale, ma quante volte in un anno si può mangiare così? Le quaglie ripiene al fois gras (o come diavolo si scrive) o un bel risotto alla milanese? Se gli ospiti hanno fame e non vuoi svenarti, opti per il secondo. E il successo è garantito (ah, quel buon sapore di parmigiano!).
da Rosa Orti – Roma
“Si, io ho sparato in aria, e loro ci hanno abbandonato, non sono intervenuti, anche se potevano: erano in numero superiore ai manifestanti, invece ci hanno lasciato soli, non hanno fatto niente, hanno aspettato che qualcuno di noi morisse“. Ho sempre provato un gran dolore, una grande tristezza, e tanta rabbia per la morte di Carlo Giuliani. Oggi provo anche tanta pena per Placanica, soprattutto perché sono certa che la verità non arriverà mai.
da Silvia Palombi
Ma quanto ce piace! L’unica cosa che non ha azzeccato per me è la trasformazione di rock-lento in ce l’ho-mi manca, assai più debole e anche un po’ noioso. Per il resto ne vogliamo ancora di Cugia, che è pure un gran bell’omo, lo che non guasta.
da Pier Franco Schiavone
È mai possibile che tutte, ma proprio tutte le azioni in cui compare Berlusconi, se non ci sono imbrogli ce n’è una forte puzza? Elezioni, processi, svenimenti, manifestazioni, nasce sempre un dubbio, anche da parte della sua gente (Ferrara). Ma noi Italiani, secondo un trito luogo comune, non eravamo i più furbi del mondo? E come mai ci facciamo prendere per i fondelli da lui e dai suoi compari?
da Paolo Beretta
No, Sig. Stucchi, 360 è corretto. La questione ha, per ora, fatto un giro completo, ma non si è tornati indietro. Siamo ancora convinti che i brogli ci siano stati. Bisogna solo trovare un PM che si impegni un poco di più.
da Pier Franco Schiavone
830 euro sono lo stipendio di un operaio con cui spesso questi nutre la famiglia, mentre il prete è un single. L’operaio inoltre non usufruisce della carità del prossimo. Non è scritto da nessuna parte che l’idea d’educazione che hanno i preti sia la migliore, qualcuno (io per esempio) ritiene che sarebbe bene che i preti non educhino. Quanto all’assistenza vi sono preti che la praticano con abnegazione, e li ammiro, altri se ne stracatafottono. Faccio notare che quest’immagine del prete-curato di campagna, è fantasiosa, la chiesa, anche attraverso istituzioni intimamente collegate, come CL, controlla un bel numero di cooperative di servizi che lavorano per i comuni, nella gestione delle mense per esempio, oppure gestisce scuole ampiamente alimentate con le nostre imposte, senza parlare dell’8×1000. La Compagnia delle Opere, che sta alla Chiesa molto più di come le Coop rosse stanno ai DS, ha 34.000 aziende associate. Spesso agli Enti Pubblici, come ha dimostrato una recente inchiesta di Reporter, converrebbe fare da sé. I preti dovrebbero nutrire l’anima di chi è disposto a farsela nutrire, non il portafogli.
da Gianni Guasto
Sensazionale: nonostante l’opposizione fiera e romantica di un pugno di valorosi (Betulla, Paolo Guzzanti, Pio Pompa, Igor Marini), la generosa utopia maccartista può considerarsi ormai sconfitta, con la caduta dell’estremo baluardo della libertà rappresentato dall’FBI. Il Los Angeles Times rivela infatti che, su richiesta dei magistrati italiani, la polizia federale ha ispezionato casa e uffici di Frank Agrama, un intermediario ingiustamente sospettato di aver svolto delle transizioni d’affari in campo cinematografico per conto di Mediaset. L’ipotesi di reato é frode fiscale. Tu quoque, G-Man!
da Giorgio Guiotto
Dal Betto dice che Deaglio “proverà la sua innocenza”: ma stiamo scherzando? Quello parla a vanvera, incolpa a vanvera, fa un’inchiesta che più svalvolata non può essere e lo volete far passare per vittima? Insomma, un pochino di pudore…
da Pino Granata
Caro Muin ti ringrazio per la tua onestà intellettuale. Non è facile per un musulmano ammettere l’opera di solidarietà che gran parte del mondo cattolico svolge a favore dei tuoi correlegionari. Lo fanno senza chiedere nulla in cambio e così dev’essere. Tutto questo mi ricorda che il mio suocero ebreo con galleria in Monte Napoleone riceveva quasi ogni giorno visite di Ebrei poveri che chiedevano il suo aiuto che mai veniva negato. Lui diceva che visto che Dio gli aveva fatto vivere una vita decente era suo dovere aiutare il prossimo.
da Pino Granata
Tutto questo parlare dell’immortalità di Berlusconi mi provoca un senso di repulsione. Abbiamo visto svenire in diretta l’ex primo ministro. La sua faccia era cadaverica e confesso che ho sentito una certa compassione per l’uomo per il quale io provo una profonda antipatia che a volte diventa odio, si proprio odio. Non è la prima volta che Berlusconi si sente male in pubblico il che denota che ha problemi di salute molto seri. Quando sento Scapagnini affermare che Berlusconi è immortale cosa devo pensare? E perchè questo continuo rassicurare che Berlusconi gode di una salute di ferro quando i fatti dimostrano il contrario? Forse perchè a Destra non si può concepire che un uomo può avere problemi di salute ed a tutti i costi lo si vuole mostrare come un superuomo?
di Marco Travaglio – L’Unità
L’altra sera, a Porta a Porta, Gianfranco Fini festeggiava con l’insetto l’iscrizione di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani nel registro degl’indagati della Procura di Roma per diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico. La qual cosa dimostrerebbe, ad avviso di Fini, che la videoinchiesta di Diario è una bufala. Elementare, Watson. A seguire fino in fondo il ragionamento di Fini, che ha portato in Parlamento dieci fra imputati e indagati, è come dire che An è un’associazione a delinquere. In realtà l’iniziativa della Procura di Roma, in linea con la migliore tradizione della casa, non implica nulla sul merito del dvd. Anche perché i pm han fatto sapere che non procederanno ad alcun riconteggio delle schede, nemmeno a campione, per verificare se la denuncia di Diario sia fondata o meno. Il che lascia prevedere che, alla fine, tutto si concluderà col peggiore degli esiti, il nulla di fatto: archiviati i due giornalisti, archiviati i presunti brogli e gli eventuali autori. Pari e patta, come chiede a gran voce tutta la casta politica, da Bertinotti a Fini. In attesa del pareggio che fa contenti tutti (a parte, si capisce, i cittadini), lo strepitoso revival giudiziario degli anni 50, con i giornalisti indagati per un polveroso reato di opinione, lascia aperte due domande.
La prima riguarda l’interpretazione piuttosto singolare che i pm romani danno dell’obbligatorietà dell’azione penale. Sotto la loro giurisdizione, sull’asse via del Plebiscito-Montecitorio- (o, in alternativa) Palazzo Chigi, si agita un ometto di Stato che da undici anni non fa che parlare di brogli, cioè – nell’ipotesi dei sagaci pm capitolini – turba l’ordine pubblico con notizie false o esagerate o tendenziose. Con due differenze, rispetto a Deaglio e Cremagnani: lui i brogli li attribuisce alla sinistra; e non porta mai, a suffragio delle sue accuse, uno straccio di indizio. La prima volta fu quando perse le sue prime elezioni, le regionali del ’95, quelle delle bandierine di Emilio Fede: visto che gli exit poll lo davano ben messo, mentre dalle urne uscì a pezzi, concluse che “la gente s’è sbagliata, erano giusti gli exit-poll” (26-4-95). Il 21 aprile ‘96 fu raso al suolo da Prodi. E cominciò a ripetere che la sinistra gli aveva fregato un milione di voti. Nell’aprile 2001 inventò il broglio preventivo, annunciando che di lì a un mese la sinistra avrebbe imbrogliato sulle schede: “Già nel ’96 un milione e 171 mila schede sono state distrutte. In Italia la sinistra ha una lunga tradizione di brogli” (14-4-2001). Alla vigilia delle ultime elezioni, l’ometto di Stato ricominciò a turbare l’ordine pubblico con notizie false e tendenziose, avvertendo i suoi seguaci che, “secondo mie informazioni, i professionisti della sinistra ci hanno sottratto circa un milione e 700 mila voti” (ma non erano un milione e 100) e si accingeva a scippargliene almeno altrettanti il 9 e 10 aprile 2006. Perciò invitò alla vigilanza democratica e diede vita al “Motore Azzurro”, affidato alle cure di un personaggio al di sopra di ogni sospetto: Dell’Utri. Perse le elezioni, cominciò a gridare ai “brogli della sinistra” prim’ancora di conoscere i risultati e rifiutò sempre, fino a oggi di riconoscere la sconfitta e la legittimità del governo Prodi. Ora, dovendo scegliere, chi è che turba di più l’ordine pubblico: due giornalisti che raccolgono indizi e fanno domande, o un ex premier con milioni di seguaci che li arringa con toni da guerra civile delegittimando tutte le istituzioni? Che c’è di più falso e tendenzioso di un presidente del Consiglio che, mentre deve assicurare la regolarità del voto, accusa l’opposizione di brogli che non possono essere avvenuti per la semplice ragione che non s’è ancora votato? Ma contro quest’ometto la Procura di Roma non ha proceduto ad alcuna iscrizione o interrogatorio, nè si è mai sognata di chiedergli le prove di quanto va cianciando da undici anni. Strano, nevvero?
La seconda domanda riguarda il mondo della cosiddetta informazione. Nei giorni scorsi abbiamo letto accorati appelli in difesa di un giornalista spione al soldo del Sismi e di vari giornalisti telecomandati da Moggi. Nulla di tutto questo,invece, per la tragicomica incriminazione di Deaglio e Cremagnani. Anzi, i noti garantisti Belpietro, Feltri, Ferrara e Vincino non hanno saputo trattenere un piccolo orgasmo. La prossima volta, prima di indagare sui brogli, converrà iscriversi al Sismi o alla Gea World. O più semplicemente alla P2, che si porta su tutto.
“Improvvisamente Gianni Morandi diventò cattivo. Faceva i dispetti alla gente per la strada. Diceva cose tremende. Che fine aveva fatto il bravo ragazzo? «L’eterno ragazzo? Che palle!», diceva nei promo del suo nuovo programma Non facciamoci prendere dal panico. Chi c’era dietro questo improvviso e inaspettato cambiamento? C’era Diego Cugia, scrittore e autore televisivo. L’uomo che si fece Jack Folla per Radio Due. Che diventò Zombie per Radio 24. L’uomo che aveva inventato «Rock o lento» per Celentano.”
Sul Magazine del Corriere della Sera oggi, e sul sito. (csf)

