- 31 ottobre 2008
da Dan Galvano, Basilea
Eh no, cara Silvia Palombi. A dissociarsi siamo in due (il mio scambio di vedute con Gasparini qualche giorno fa). Piuttosto sono anch’io d’accordo con Guiotto e altri sul numero di battute. Una volta fatte le dovute eccezioni per gli “esordienti”, Morucci incluso, le 500 battute andrebbero rispettate da tutti.
Perché siete tutti d’accordo e poi sforate tutti? (csf)
da Stefano Foffa, Ginevra
Complimenti a CSF per la performance, ma il Papa c’era gia’ riuscito parecchio tempo fa.
da Gianni Guasto
Mi chiedo se un giorno la nostra epoca non verrà ricordata come quella in cui gli OGM vennero rifiutati “a prescindere” dal loro contenuto: se ciò sarà, le ragioni del rifiuto verranno spiegate come superstiziose.
Io capisco che non possa essere accettato un OGM che abbia trapiantato nel DNA il gene del profitto economico a scapito della qualità, della salubrità, della conservazione delle biodiversità: ma se si realmente si potessero impiantare geni utili alla salute umana, davvero dovremmo respingerli?
da Alessandro Rossi – Milano
Questa volta non condivido. Se tu vuoi entrare alla Camera con il cachemirino o con la giacca rosa a righe bianche, io ci voglio entrare in pantaloni corti. Perché no? Però se ci sono delle regole bisogna rispettarle altrimenti ci comportiamo sempre come noi di sinistra che cerchiamo il pelo nell’uovo e poi facciamo cadere Prodi e ci prendiamo il tanto odiato Berlusconi perché “almeno si può fare satira liberamente” (sai che soddisfazione). Anzi ti dirò di più: io non posso tollerare nemmeno i parlamentari che – ripresi dalla televisione – se ne infischiano e masticano bellamente la cicca. Regole e buone maniere mi piacciono anche se sono di sinistra.
Io credo che sia tempo perso cercare di inseguire una legittimità formale soprattutto in un ambiente dove non è ritenuto importante il principio della legittimità sostanziale. Tra uno in short e uno con la fedina penale sporca vuoi sapere chi preferisco? Vuoi sapere chi stimo di più? Vuoi sapere a chi affiderei i miei risparmi?(csf)
da Francesco Falvo D’Urso – Lamezia Terme
… ed io, fra di voi…
BONDOLIZE!
E’ nato il primo generatore automatico di poesie di Bondi. BONDOLIZER
da Raffaella De Bartolo
Non sono pienamente sono pienamente con la sua posizione sulla giacca, perché mi ricorda tanto le polemiche che, come insegnante, sono stata, e sono, costretta a subire da alunni che difendono il diritto di venire a scuola vestiti come meglio credono: in minigonna fior di natiche, maglie con scollature vertiginose, canottiere maschili e femminili adatte ad un abbigliamento da spiaggia, cappellini tenuti in testa in classe, etcetera.
Vai a spiegare che così “vestiti” non va bene venire a scuola! Discussioni a non finire alle quali viene messo fine appellandosi al regolamento d’Istituto.
La sua polemica è simile: la giacca non è solo forma ma sostanza. E’ un modo per portare rispetto al luogo in cui ci si trova e alle persone che in quella Isitituzione ancora credono. E’ vero che alcuni parlamentari non sarebbero degni di frequentare neanche i mercati generali, tanto sono ignoranti e maleducati; ciò non toglie, però, che chi è educato davvero lo dimostri anche attraverso il mezzo formale dell’abito.
Io trovo snob e fastidiosa questa abitudine di presentarsi in maglione casual da migliaia di euro (vedi Marchionne, seguito da altri che lo imitano) o in camicia con maniche arrotolate fino al gomito e cravatta, tenuta adottata da alcuni giornalisti Rai (vedi Sposini e, prima di lui, il giornalista, di cui mi sfugge il nome, che commentava le Olimpiadi invernali di Torino 2006): cosa c’è di male a non distinguersi a tutti i costi nell’esteriorità, per distinguersi invece nella sostanza delle idee?
Forse il ritorno al cerimoniale ed all’educazione nei rapporti interpersonali, di questi tempi, farebbero certamente bene anche al costume del nostro Paese.
da Giorgio Guiotto
Ciao Cisf, ho sempre letto e mai partecipato, ti devo ancora i 5 euri della maglietta, vedo che i tuoi ospiti sono sempre gli stessi anzi no, c’è una new entry: il brigatista. Mi stupisco che gli venga concesso tutto questo spazio – non leggo i suoi interventi, non meritano la mia attenzione – e tutte quelle battute. Volevo però chiedergli una cosa: si sentiva un figo con la pistola in mano?
Che ritorno trionfale. Invece di dirmi che mi devi ancora 5 euro potresti mandarmeli, sarebbe più elegante. Più elegante ancora sarebbe mandarmeli tutti e dieci. In fondo io la maglietta te l’ho mandata intera. Poi una grande frase, espressione di una cultura che adoro: non leggo gli interventi del brigatista, non meritano la mia attenzione. Siamo tutti oppressi da un immenso senso di superiorità.(csf)
da Silvia Palombi
Csf scrive:
Tutti a discutere sul diritto di Morucci a parlare e nessuno curioso di sapere che cazzo ha scritto.
mi dissocio: tutti tranne io.
da Andrea Marchesi
Tralasciando il fatto che il cancro non ha soltanto cause ambientali ma anche, e soprattutto, genetiche, non vedo il contrasto tra la ricerca di terapie efficaci contro la malattia e la riduzione dei fattori e dei comportamenti che la provocano. Chi ha la fortuna di non esserne ancora colpito è giusto che si adoperi perchè non gli succeda, ma trovo ancora più importante fornire una speranza a chi invece ha avuto la sventura di essere aggredito da un male di cui, nonostante tutto, è ancora impossibile riconoscere esattamente la causa.
da Massimo Puleo, Cefalù
E bravo Claudio, mi congratulo per la tua eroica battaglia! E poi, questo della giacca obbligatoria credo che sia un obbligo discriminatorio (come quello della cravatta al Senato) rivolto esclusivamente ai maschietti. Ne vogliamo parlare?
PS Che poi ti metti a frequentare personaggi di tal guisa è un problema tuo
da Biagio Coppola
Mi chiedevo semplicemente se, principio per principio, sia lecito che un ministro della Repubblica, nostro dipendente come dice giustamente Grillo, debba utilizzare una struttura del Senato per un manifestazione di interesse privato, esclusivamente suo, come la presentazione di un libro.
da Valerio Morucci
Credere che il carcere che vivono i ‘colletti bianchi’ o i ‘colletti blu’ possa essere lo stesso dei suoi altri frequentatori, sarebbe un abbaglio. Il carcere, a differenza della Legge, è uguale per tutti, cioè lo stesso per tutti. Quindi è diverso per ogni categoria. I tossicodipendenti sono già passati per l’inferno e il carcere può sembrargli soltanto una sua dependance. Gli extracomunitari sono scappati dal loro inferno in terra per venire nella terra promessa, e il carcere può sembrargli un ritorno alle condizioni di partenza. Quanto a quelli ‘nati in matricola’ il carcere è per loro come una seconda casa. Ci ritrovano gli amici, riprendono conversazioni, e progetti criminali, interrotti. Il carcere sarà per gli altri estremamente più duro. Arrivarci dal paradiso del guadagno creativo, dei debiti a cascata, o anche da una vita lavorativa, anche se precaria,
può avere lo stesso effetto che per un indio Yanomami essere prelevato dalle foreste dell’Orinoco e buttato in mezzo al raccordo anulare in prima mattina. Terrore.
Tra i detenuti in attesa di giudizio si registra un tasso di suicidi quasi doppio rispetto ai condannati in via definitiva. In carcere ci si uccide nel primo e nel primissimo periodo di permanenza. Nel 2002 il 61% dei casi di suicidio riguarda reclusi da meno di un anno. Percentuale che nel 2003 sale al 61,9%. Nello stesso anno il 51,6% dei suicidi si verifica nei primi sei mesi di reclusione e, dato ancora più allarmante, il 17,2% nella prima settimana di reclusione.
Visto che un tiro sfortunato di dadi può capitare a chiunque, sarebbe forse il caso di riflettere sul carcere come pena. (Continua)
P.S. Mi rincresce enormemente essere andato ‘fuori tema’ alla pagina 47 del mio libro. Posso augurarmi che non lo venga a sapere il ministro Gelmini che, assieme al 5 in condotta e al grembiulino, ha sicuramente previsto il recupero di questo metro di giudizio atto a tenere in riga i componimenti degli alunni. Farò tesoro della notazione e nel mio prossimo libro non mancherò di evitare qualsiasi riferimento ad avvenimenti non esattamente corrispondenti al titolo. Anche se solo per tre righe. Per la datazione al 1978 del mio dorato (?) soggiorno in Svizzera, giusto prima di conoscere le sue prigioni quelle tre righe dopo, credo però che ci sia stata una svista(?), perchè siamo al 1973. Come è scritto a mezza pagina da lì.
da Dan Galvano. Basilea
Ma se il fine ultimo di un seminarista è quello di garantire la propria castità, che differenza fa avere tendenze etero- o omosessuali? Dato che non dovrebbero essere “esercitate”, non capisco quale sia il problema. A tratti il Vaticano non solo mi sembra misogino, ma anche omofobico.


