- 30 aprile 2006
dall’avv. Lina Arena
Il pensiero di Gino Fino mi ha convinto. Non comprerò Repubblica e leggerò i classici.Forse Asor Rosa non è adatto al caso. Non capisce nulla di università anche se all’università trascorre molto tempo.Devo concludere che sono stata fuorviata dai classici di sinistra cioè da Asor Rosa. Avrò tempo per ricredermi.Tranquillizzi Gino Fino.
da Bruno G. Viano
C’è forse qualcuno, di destra come di sinistra, che mette in dubbio che se Berlusconi avesse avuto “un solo voto in più”, quindi la maggioranza (punto e basta), noi ora avremmo: Casini Presidente della Camera e Pera Presidente del Senato? No, nessun dubbio. E, soprattutto, che alla prima “votazione utile” Letta sarebbe eletto come futuro Presidente della Repubblica? C’è qualche dubbio al riguardo? Credo proprio di no, per quanto di parte e per lui simpatizzanti si possa essere. Onestamente: nessun dubbio al riguardo… E allora, se quella sarebbe stata ovviamente “cosa buona e giusta” (ai sui occhi), perchè ora grida al regime se al Colle sale qualcuno – super partes, io spero, quindi non troppo compromesso con la politica “di prima linea” come ad esempio è D’Alema – che sia più gradito alla sinistra che non alla destra?(…)
da Silvia Palombi, Gora
Ci spieghi l’avvocata nostra in quale misura Banana non e’ responsabile della situazione in cui versa l’Italia, anche della decenza comportamentale. Dove ne troviamo un altro come lui?: non si congratula, arriva in ritardo alla votazione e viene cacciato in una lettera dell’alfabeto che non e’ sua, la G, come ad esempio gradasso, goliardo, giuggiolone, giullare, geloso, grasso, goffo, tanto per dire i primi che mi vengono in mente. Ho l’impressione che l’avvocata gravitante nell’area della destra ignori la vera natura delle persone di cui si riempie la bocca, pardon, la tastiera. Non vedo l’ora che arrivi martedi, giorno in cui l’ex Presdelcons dovra’ giocoforza, obtorto collo, obbligatoriamente, necessariamente, rassegnare le sue dimissioni. Gli verra’ la diarrea.
Silvia, una signora come te (csf)
bananas di Marco Travaglio per l’Unità
Ora che Marini è passato al Senato, resta da capire quante cadreghe occorrono per insegnare ai clementi tiratori a chiamarlo Franco. Ora che Berty è passato alla Camera, resta da capire quanto impiegheranno i massimi tiratori per rassegnarsi all’idea che Fausto è sinonimo di letizia e che Romano deve restare a Roma almeno un mese, fino alla battaglia del Quirinale. SEGUE
da Guglielmo Venturi
Silvio Berlusconi resiste, resiste, resiste. Ha speso buona parte della sua campagna elettorale per dirci che ha pienamente rispettato” Il Contratto con gli Italiani”, divulgato porta a porta alla vigilia delle elezioni del 2001, ma ha comunque perso le elezioni. Battuto nelle battaglie di camera e senato e in attesa di combattere quella per la presidenza della repubblica, preannuncia l’intenzione di andare ai materassi: lotta dura e senza paura in parlamento e nelle piazze. Per uscire dall’impasse, suggerisco di giocare una carta strategica che spero risolutiva. Come cittadini noi abbiamo siglato, oltre al famoso contratto del ciliegio, un secondo “documento” mediatico, il Patto con gli Italiani. La stipulante era una eminente personalità che faceva parte, con Bondi, Schifani, Cicchitto, Ellio Vito ed Adornato, del think thank del Cavaliere: Iva Zanicchi. E’ lei che ha svolto il ruolo risolutivo che Karl Rove ha avuto per Bush. Ricordate? ” Ma via, cosa ci costa provare Berlusconi? Se riesce a fare quello che promette, sarà meglio per tutti. Altrimenti la prossima volta gli diamo un calcio nel sedere e proviamo un altro, no?” Iva Zanicchi è donna d’onore e qui non c’é Luca Ricolfi che tenga. Il Patto era chiaro. Si rechi a Palazzo Grazioli e comunichi al Cavaliere, senza se e senza ma, che, metaforicamente, gli elettori hanno sferrato un inequivocabile calcio nel sedere e che vorrebbero provare un altro signore alla presidenza del consiglio. Almeno in quel di Ligonchio si dovrebbe mantenere fede alla parola data!
pizzino numero uno
I FURBETTI DEL SENATINO. Adesso sappiamo anche come facevano i nostri senatori di sinistra ad aggirare la segretezza del voto. Quelli dell’Ulivo e di Rifondazione votavano” Marini Franco”, quelli della Margherita “senatore Franco Marin”i, quelli di Di Pietro “Marini Franco”, quelli dell’Udeur “Franco senatore Marini”. Questa è una splendida lezione di Educazione Incivica.
PRIMO OMAGGIO. I sindacati hanno invitato Letizia Moratti, candidata a sindaca di Milano per la destra, a partecipare alla manifestazione per la Festa dei Lavoratori. E lei ha accettato. Bruno Ferrante, candidato a sindaco di Milano per la sinistra, dice che è una provocazione.” Non ho mai visto i padroni sfilare con i lavoratori”, ha detto. La Moratti avrebbe potuto rispondere facilmente che non ha mai visto un prefetto candidato per una coalizione che vede tra i membri i centri sociali ma non l’ha fatto. Molto più signorilmente ha risposto:” Lavoro da quando avevo 18 anni”.
MARINI SPUMANTE. Saranno contenti i miei amici Lunelli di sapere che Franco Marini ha festeggiato brindando insieme ai suoi in una stanza torrida del sottotetto di Palazzo Madama con lo spumante Ferrari mentre Nicodemo Oliveri, suo uomo di fiducia, non la smetteva di piangere.
PER PALAZZO CHIGI SI CAMBIA. E’ una specie di spoil system. Sempre di regime e di occupazione del potere si parla. Ma adesso è Berlusconi che parla di regime e Paolo Guzzanti che parla di occupazione di potere. Vediamo chi sarà il primo di sinistra accusato dalla destra di conflitto di interessi.
ETEROGENESI DI FINI. La candidatura di Andreotti doveva servire per spaccare il fronte della sinistra e invece l’ha compattato. I franchi tiratori, alla fine, sono arrivati da destra. Uno, addirittura, da An.
LETTA SUL COLLE. Tra tutti i nomi che sono stati fatti finora come possibili candidati a sostituire Carlo Aurelio Ciampi gli unici che mi piacciono, gli unici di sinistra, mi sembrano Ciampi e Letta. Gianni intendo, non Enrico.
CASTELLI CEPU. “Non è ammissibile che un presidente legga una scheda in maniera diversa da quella su cui c’è scritto” (dall’intervento dell’ing. Castelli, Guardasigilli, contro Scalfaro al Senato).
- 29 aprile 2006
da Gino Fino, Ceprano
Spieghi ai suoi blogghisti e all’Avv. Arena, che il vero responsabile dei mali dell’Università è stato Numa Pompilio e non Berlinguer. Consiglio di leggere un saggio articolo di Seneca pubblicato su Res-Publica di qualche secolo fa che spiega le cause del degrado ed accusa Numa Pompilio. Non crede che prima di criticare si debba conoscere bene la vicenda? Ho l’impressione che molti giornalisti gravitanti nell’area della destra ignorano i veri problemi delle cose di cui si occupano.
dall’avv. Lina Arena
Spieghi ai suoi blogghisti che il vero responsabile dei mali dellUniversità è stato Berlinguer e non la Moratti. Consiglio di leggere un saggio articolo di Asor Rosa pubblicato sul Repubblica di qualche giorno fa che spiega le cause del degrado ed accusa Berlinguer.Non crede che prima di criticare si debba conoscere bene la vicenda? Ho limpressione che molti giornalisti gravitanti nellarea della sinistra ignorano i veri problemi delle cose di cui si occupano.
da Fausta Maria Rigo
Sabelli, sei un diavolaccio, che fai, mi arrabbio e tu pubblichi le mie rimostranze nel blog? Ma uffa, così accarezzi l’ego dal verso del pelo. Adesso mi tocca mi tocca pure ammettere che sei spiritoso. Sabelli, Sabelli, come si fa con te? Bisogna volerti bene a tutti i costi.
Che furbo che sono (csf)
di Simone Boi
Meocci è incompatibile???? Ma va. Non l’avrei mai detto. Ora dato che la Rai dovrà pagare 14 milioni di euro proporrei di far fare una colletta forzata a furor di popolo ai signori Berlusconi, Fini, Bossi, Petruccioli, Confalonieri etc etc.
da Carla Bergamo
Dopo tanti anni vivendo al di qua e al di lá dell’Oceano, mi sento di dare il mio modesto parere sulla questione del carattere italico. Praticamente, il popolo italiano mi sembra il meno incasellabile in una serie precisa di caratteristiche. In quei circa 1500 chilometri di lunghezza, c’è di tutto. All’estero, per esempio, conoscono molto di più il sud Italia, cosa che ha generato una serie di stereotipi. Simpatici anche. Dobbiamo proprio spiegargli che un Piemontese e un Napoletano non sono proprio la stessa cosa? Quando nelle novelas che rievocano l’emigrazione italiana fanno cantare Yamme Yamme a un veneziano e Quel mazzolin di fiori a un calabrese, che ci possiamo fare? Come glielo spiego che la mia mamma friulana ha conosciuto la pizza, taaaanti anni fa, per la prima volta a Rio de Janeiro? Ma tant’è, gli stereotipi sono duri a morire, io stessa sono molto tentata a volte di dare una classificazione a ’sti brasiliani, operazione impossibile quasi quanto per gli Italiani. A San Paolo poi, che sembra una succursale dell’Italia. Da Rio Grande do Sul al Parà ci sono tanti di quei chilometri che ci passano e ripassano tutti i continenti con tutti i loro antenati che qui hanno lasciato tante impronte da creare il vero melting pot. Ma una cosa posso assicurare: vista da lontano, l’Italia non è poi così male (a parte i politici). Non per niente chi ha un cognome, una nonna, un bisnonno italiani, ci tiene a fartelo sapere e se ne orgoglia. Perchè anche se non conoscono esattamente la differenza tra Udine e Reggio Calabria, sanno che facciamo ancora parte del G8, abbiamo ottimi ricercatori (anche se in “trasferta”), tecnologia, buone scuole (ancora non sanno dei danni della Moratti), un buon sistema pubblico di salute (si, si, non lamentatevi); e poi Armani, la Ferrari, le cucine, i divani, le scarpe (ah, le Tod’s!). Berlusconi, per loro, sembra più che altro un incidente di percorso. Sará che hanno ragione?
da Pier Franco Schiavone
Lo so che Muin non voleva fare un intervento assolutamente serioso, però non sempre gli interventi ironici riescono col buco. Insomma Muin, che di solito leggo con piacere, non è stato originale; se non avesse scritto lui quelle cose non vi avrei dato rilievo. Il fatto è che ci ha abituati ad interventi ben più originali, non a fare dello spirito su triti luoghi comuni, mancava solo dire che lItaliano è fondamentalmente onesto ma … gratta gratta viene fuori il mafioso. Troppo facile. È come se, rivolto ai francesi, li avesse sfottuti sulla grandeur, sul loro vezzo di fare pfu! Sullintramontabile gollismo, sullabuso delle creme in cucina, che ne so. Sbaglierò ma a me irrita quando mi mettono Padre Pio nel portafoglio. Insomma anche Pasolini, Carmelo Bene, Montanelli, Campanile, Gasman, Prezzolini, per citarne alcuni, sono Italiani, non solo i personaggi di Sordi. Ecco, qualcuno provi a sfottere individuando quel tanto di Flaiano che cè in tutti gli italiani.
da Muin Masri
Il nostro vecchio era un vero Sufi di quelli belli e puri e fin troppo
metafisici. Da bambini ce la menava sempre con sta’ storia della morte: “e’
dolce come la vita, non si puo’ avere paura di una cosa certa, e’ sempre al
vostra fianco come una fedele compagna…” e cosi’ via da colazione a cena
senza poter toccarci le palle per rispetto. Un giorno, cresciuti, l’abbiamo
fatto arrabbiare e gli abbiamo chiesto se poteva dimostrare quello che
diceva. “Volete un segno? Bene, un giorno, InshAllah, vi soddisfero’ gente
di poca fede!” Passò tanto tempo e ci eravamo abituati a vederlo vivo fino
ad un mattino presto quando e’ arrivato il suo momento, trac, senza grida nè
dolore solo un lieve respiro. Si era addormentato per sempre sul suo letto
matrimoniale. Il giorno dopo il fratello piu’ grande mi chiamo’ dandomi la
notizia. Gli chiesi “come e’ andata?”. “Bene”, rispose, “ieri dopo che l’ho
lavato, profumato, messo il pezzo di cotone nel buco nero e di bianco
vestito, l’ho guardato a lungo: era disteso e, come sempre, bellissimo. La
barba corta era leggermente cresciuta, il corpo rilassato, la bocca
accennava un piccolo sorriso, la mano destra con un pugno semi chiuso e il
dito medio leggermente curvo e alzato”. Eravamo felici per lui che sereno
aveva vissuto e delicatamente aveva varcato la porta del mistero.
PS. non ho paura della morte, ma da quando mi è nata la piccola ho una fifa
nera di volare!
da Isabella Guarini
Caro CSF, il brano rosso tra virgolette è molto bello e denso di odori che ci riportano al sapore dell’infanzia di noi “metropolitanizzati”. Credo che si diventi scrittore proprio per superare il pessimismo dell’esistenza, ma se non si ha successo, il pessimismo potrebbe trasformarsi in tragedia suicida. Ho sempre letto e ammirato Dante Alighieri, che si è vendicato dei suoi nemici in vita, tramandandoli all’umanità con i gironi dell’inferno. Grazie a Dante siamo vendicati anche noi , perché è sempre possibile riconoscere nei suoi personaggi i nostri contemporanei affetti dagli stessi vizi infernali. Si potrebbe dire che l’arte ha un valore catarchico ancora oggi, anche se non tratta di vicende eroiche, ma di quelle ordinarie, ripetitive e senza senso, causa appunto di pessimismo e depressioni varie.
da Daniele Boccadamo, Monza
Caro CSF, il mio intervento è certamente cavilloso (d’altra parte, in un Paese dove ci sono senatori che non sanno scrivere correttamente nome e cognome del proprio candidato presidente, è doveroso nascere e crescere così), ma la Sua ciambella di salvataggio, lanciata in favore del Nostro, mi sembra assai sgonfia o, peggio, bucata.

