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Claudio Sabelli Fioretti
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L'Oroscopo Bastardo 2013
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  • 25 Marzo 2016
Tutti i giorni

Leggo che Bertolaso ha detto che è disposto a farsi da parte solo se il nome prescelto sarà quello di Marchini. Ma non aveva detto la stessa cosa nel caso si fosse presentata la Meloni?

[csf ::: 20:45] [Commenta]
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  • 21 Marzo 2016
ALTRI SPRAZZI DI ARGENTINA
IL DITO MEDIO DEL CACTUS

IL DITO MEDIO DEL CACTUS

 

 

 

 

 

 

UNA VOLTA QUI ERA TUTTA CAMPAGNA

UNA VOLTA QUI ERA TUTTA CAMPAGNA

 

NEI MOMENTI DIFFICILI IL CONDOTTIERO INDICA LA DIREZIONE

NEI MOMENTI DIFFICILI IL CONDOTTIERO INDICA LA DIREZIONE

 

A QUESTI PINTO VI CONSIGLIO DI MANGIARE SCIAPO

A QUESTI PUNTO VI CONSIGLIO DI MANGIARE SCIAPO

 

SEMBRAVA DI STARE AD HOLLYWOOD

SEMBRAVA DI STARE AD HOLLYWOOD

 

 

COMUNQUE MI SONO DIVERTITO UN CASINO

COMUNQUE MI SONO DIVERTITO UN CASINO

 

[csf ::: 01:21] [Commenta]
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  • 20 Marzo 2016
SPRAZZI DI ARGENTINA

 

 

QUANDO SI VEDE LA TEMPRA DEL VIAGGIATORE

QUANDO SI VEDE LA TEMPRA DEL VIAGGIATORE

APPASSIONATI FI UN GIORNO DA PECORA NELLA CAPPELLA DI HORNADITAS

APPASSIONATI DI UN GIORNO DA PECORA NELLA CAPPELLA DI HORNADITAS.

 

A VOLTE QUESTI CACTUS MI SEMBRANO DEI CAFONI

A VOLTE QUESTI CACTUS MI SEMBRANO DEI CAFONI.

 

 

LA CANINA TELEFONICA DI CLARITA E GABRIELLA

LA CABINA TELEFONICA DI CLARITA E GABRIELLA.

ANCHE QUI APPENA MI VEDONO MI DANNO QUALCOSA DA FARE

ANCHE QUI APPENA MI VEDONO MI DANNO QUALCOSA DA FARE.

CI SONO DEI MOMENTI IN CUI MI SENTO PICCOLO PICCOLO

CI SONO DEI MOMENTI IN CUI MI SENTO PICCOLO PICCOLO.

LAMA O NON LAMA?

LAMA O NON LAMA?

[csf ::: 23:01] [Commenta]
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ARGENTINA IN SOLITUDINE SETTE: NELLA SPLENDIDA FAMIGLIA LAMA
  1. imageUna giornata con la famiglia Lama. Solo adesso scrivendo mi rendo conto dei collegamenti che avrei potuto fare con la storia del sindacalismo italiano. Invece ho pensato solo alla bellezza di poter dividere otto ore con loro, con Hector, con Clarita, con Gabriella, con Carolina, contadini di Hornaditas, comunitå a nord di Humahuaca, e con tutti gli amici che sono venuti a trovarli imageTutto questo significa turismo campesino e vuol dire mangiare con loro, condividere un pezzo minimo della tua vacanza passeggiando con loro e chiacchierando con loro. Carolina, la piccolina, ha suonato il siru, Hector, il papà, mi ha accompagnato a vedere la sorgente imagedell’acqua che alimenta il canaletti di irrigazione del suo orto e nel frattempo mi ha indicato il nido dell’aquila con annessa aquila, sopra lo sperone di roccia, e nel frattempo mi ha raccontato della grotta lì vicino (tre ore a piedi) dove i nativi hanno lasciato molti disegni scolpiti nella roccia a perenne ricordo della loro esistenza. imageClarita, sua moglie, la dolce Clarita, ci ha fatto mangiare i frutti del suo orto e della coltivazione del mais, il cioclo, Gabriella, la figlia, mi ha accompagnato in una passeggiata per vedere la cappella tutta decorata dai disegni della mamma. imageE tra una chiacchiera e l’altra, che per me voleva dire anche una stupenda lezione di spagnolo, un fantastico dolce di miele, un infuso di erbe che non voglio nemmeno sapere, e tanti accenni a quanto questa vita renda felici Hector e Clarita. image
    Inoltre tante nuove conoscenze che purtroppo rimarranno quasi sicuramente solo un ricordo. Dall’agopuntore di Buenos Aires, alla sua compagna psicoanalista, a Matias, insegnante di chitarra di Hector e alla sua ragazza. Paolo con sua moglie e suo figlio Insomma, come ve lo devo dire? Me gustó mucho anzi muchissimo.
[csf ::: 14:43] [Commenta]
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ARGENTINA IN SOLITUDINE SEI: IL MIO INCONTRO CON LUCIANO, FOTOGRAFO VITERBESE

Tranquili: la giacca a vento gialla è tornata al suo legittimo proprietario. Qui non si perde niente. Passata la giornata a Purmamarca, ubriacato dai sette colori delle montagne, sono di nuovo sul “colle”, come viene familiarmente chiamato il collectivo, l’autobus, in direzione di Tilcara. Ho appena incontrato Luciano, fotografo di Viterbo. Poi all’arrivo a Tilcara incontro Ute, tedesca di Westfalia che mi lascia perplesso: viaggia con un mini zaino. Chiedo spiegazioni e la risposta mi lascia perplesso: non c’è bisogno di niente per viaggiare. Ma forse è il mio spagnolo che ha qualche défaillance. imageCon Ute andiamo nella città antica Pukara, mezza ricostruita e mezza no, su un colle costellato di cardon, un cactus che può assumere anche dimensioni enormi e che viene anche usato come legna da costruzione, da carpenteria e da mobilificio. Ute entra dentro tutte le decine di case di pietra ricostruite nelle quali non c’è assolutamente niente e ci rimane interminabili minuti. Forse è il sole cocente che la ispira. imageUn attimo e le nostre sue strade si dividono e si perdono. Io penso che contro il sole cocente non c’è niente di meglio che andarsene a Humahuaca. Ma prima faccio una breve visita al giardino botanico attirato da una grossa “perda campanaria” che ha un suono incantevole. Ed è subito Humahuaca. Paesetto incantevole con solito mercatino e tanti ristoranti e tanti albergherei. Io vado nel pallone e scelgo il peggiore. Non bastasse finisco in un ristorante dove due cantanti suonatori mi fanno andare di traverso lo stufato di Cordero. Passo la giornata girovagando per le stradine. imageL’ufficio del turismo non mi dà grandi suggerimenti. Peccato perché con una escursione di sole tre ore si poteva arrivare ad un mirador dove era possibile dare un’occhiata ad un paisaje fantastico: le montagne dai quattordici colori roba da far morire di morbillo quelli di Purmamarca. Humahuaca ha una quantità incredibile di cani simpaticissimi di ogni razza. Ti si appiccicano addosso e non ti mollano mai. C’è il sospetto che abbiano fame ma io preferisco pensare che cerchino compagnia. Appena mi siedo su una panchina arriva un cane che si accuccia sotto e non se ne va finché non me ne vado io. Anche queste sono soddisfazioni. Spero che Billie, la mia pastora australiana, non legga queste note.

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[csf ::: 13:28] [Commenta]
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  • 18 Marzo 2016
ARGENTINA IN SOLITUDINE CINQUE: ALLA RICERCA DEI SETTE COLORI
  • imageDa Cachi tutto soddisfatto con i due cavetti per ricaricare IPhone e IPad mi dirigo a Salta. Dormo al Petit hotel che nel patio centrale ha perfino la piscina, la più piccola piscina che abbia mai visto in un albergo, credo due per cinque. Giornata niente di speciale. imageRiposo e passeggiata. La mattina dopo mi passa a prendere un pulmino per portarmi a Purmamarca una delle città più folcloristiche della Quebrada di Humahuaca. Una giornata fantastica lungo un itinerario che ti lascia senza fiato anche perché ti porta sopra i 4 mila metri, quota sopra la quale i sacchetti delle patatine si gonfiano.image Potrei anche dilungarmi a spiegare le ragioni di questo fenomeno fisico ma credo che ce la possiate fare da soli. Il mio fiato comunque tiene alla mancanza di ossigeno e non ho effetti collaterali. Posso vedere tranquillamente l’ardita ferrovia costruita per lo sfruttamento dei ricchi minerali della zona, la grande salina in cui ho potuto giocare come un bambino con i piedi nelle piscinetta, la strada mozzafiato che ci fa salire e poi, ancora peggio, ci fa scendere dal passo El morado. imageVedo cose splendide anche per me che sono abituato alle Dolomiti, come un grande costone di roccia che sembra un infinito susseguirsi di canne di organo, oppure il Cerro dei sette colori che ha reso celebre Purmamarca, dove mi fermo a dormire al Viejo algarrobo, un albergo che di fronte ha, indovinate un po’, un vecchio Algarrobo. Purmamarca è una città un po’ turistica, ma non nel
    significato che gli diamo noi.image imageC’è un mercato artigianale coloratissimo che occupa tutto il villaggio, ci sono ristoranti dove si cena ascoltando gruppi di musicisti, c’è un via vai continuo di autobus e di moto di post-hippies. E poi ci sono questi incredibili colori delle montagne che non so se proprio sono sette come dicono i cartelli, ma certo sono molti, verde, bianco, giallo, rosso eccetera eccetera. Due segnalazioni: una guida mezza matta che si è improvvisamente messa a cantare “Nessun dorma” e “O sole mio” e l’ennesima puntata delle cose perse. imageNell’ordine ho perso lo splendido cappello appena comprato e il libretto di tutti gli appunti e numeri di telefono importantissimi senza i quali ero destinato ad aggirarmi senza meta nella Quebrada. Il cappello l’ho subito ricomprato, e chissenefrega. Il libretto nero, dopo un’ora di vera disperazione, l’ho trovato nella tasca sinistra. Chissà chi ce lo aveva messo. imageTutto sommato un bilancio positivo. Senonché, dieci minuti fa mi sono reso conto che ho lasciato sul bus la mia giacca a vento gialla. Spero di ritrovarla ma vi lascio immaginare a quale prova ho dovuto sottoporre il mio spagnolo.
[csf ::: 06:11] [Commenta]
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  • 17 Marzo 2016
ARGENTINA QUATTRO: IL CAVETTO PERDIDO

Dopo la botta di vita all’Isasmendi di Molino cerco un taxi compartido ma è troppo tardi sono tutti pieni. Continuo con la mia vita da nababbi e prendo un taxi solo per me alla pazzesca cifra di 35 euro. Ne vale la pena perché la strada è bella. Mi sono dato una regola. Quando la tappa è di trasferimento va bene il bus. Quando il paesaggio vale è meglio il taxi compartido che si ferma se vuoi fare delle foto. E se il taxi compartido non c’è, crepi l’avarizia, si vive una volta sola. Arrivato a Cachi faccio il bravo turista e vado alla pro loco nella grande piazza centrale. Chiedo dove andare a dormire e mi propongono due alberghi. Uno costa 350 e l’altro 150. Ricordo che 150 pesos sono 10 euro. Scelgo 350. Si chiama Don Arturo. Vado, mi registro, pago è solo allora mi accorgo che esistono due Don Arturi, un hospedaje e un hostal. Uno antico bello e di charme e l’altro nuovo, moderno e freddo. Indovinate quale ho scelto? Non è la mia giornata. Tutto felice perché non ho ancora perso nulla da quando sono in Argentina, primato mondiale, mi accorgo che ho lasciato il rarissimo caricatore dell’IPhone 6 nel lussuoso albergo di Molino. Incautamente dico fra me e me: me ne frego, ne ho portati due. E all’istante perdo anche il secondo e ultimo. Sono a terra. iPhone scarico, IPad scarico. Posso caricare la mia batteria esterna ma poi non ci posso attaccare nulla per mancanza di cavo. Mi aggiro disperato nella notte di Cachi. Nel paese è assolutamente impensabile , mi ha detto il ragazzo dell’albergo don Arturo brutto, che possa trovarsi un cavetto per IPhone 6, che dio stramaledica la Apple. Pensando alle foto che non farò domani mi fermo davanti ad una vetrina (ebbene sì, a Cachi esistono le vetrine) e lo vedo: è lui, è il cavetto e mi guarda. Vicino a lui c’è un altro cavetto. Mi precipito piangendo dalla commessa, li compro tutti e due lasciandola interdetta, il tutto per 7 euro. In Italia nemmeno i cinesi…vado a letto tranquillo con tutte le lucette accese.

[csf ::: 02:46] [Un commento]
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  • 16 Marzo 2016
ARGENTINA IN SOLITUDINE TRE

Lascio Cafayate con l’autobus del Flecha Bus che parte con un ora e mezza di ritardo. Mi sento quasi come in Italia. Da Cafayate ad Angastaco, sempre ruta 40, strada da sogno in mezzo alle montagne. Tanto bella che la zona è stata battezzata Monumento Naturale di Angastaco. imageAd Angastaco fine corsa, pranzo al comedor Pachamama (Madreterra) con milanesita nemmeno male a 65 pesos, cinque euro. L’unico alloggio (ospedaje) è poco attraente. Allora insieme a due ragazze di Barcellona, Priscilla psicologa e Natalia assistente sociale prendo una camioneta  e proseguo. A Molino io mi fermo. imageimageMi sistemo in un lussuoso albergo (Isasmendi) che sembra un convento, di fronte alla chiesa. Adatto per rilassarsi. Mangio e bevo benissimo e spendo pochissimo (12 euro). Dormire come un signorotto spagnolo, 70 euro.

[csf ::: 00:56] [Commenta]
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ARGENTINA: UBRIACHI NEL BAR DI GHIACCIO

imageimageDi ritorno dal Perito Moreno ci siamo fermati in una grande costruzione che ospita il museo dei Ghiacciai. imageMa soprattutto ospita un incredibile bar di ghiaccio, di ghiaccio le pareti, di ghiaccio i tavoli, di ghiaccio i sedili, di ghiaccio i bicchieri che contenevano improbabili cocktail.imageIo mi sono accontentato del whisky, ho detto la scontata e banale battuta: “mi ci mette un po’di ghiaccio e poi assordato dalla musica a palla ho perfino ballato. imageVa bene, eravamo tutti ubriachi.

[csf ::: 00:06] [Un commento]
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  • 15 Marzo 2016
ARGENTINA : L’EVOLUZIONE DEL COPRICAPO

imageDa così

A così image

[csf ::: 22:11] [Commenta]
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