{"id":44064,"date":"2019-02-22T22:46:32","date_gmt":"2019-02-22T20:46:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sabellifioretti.it\/?p=44064"},"modified":"2019-02-22T23:51:13","modified_gmt":"2019-02-22T21:51:13","slug":"cera-una-volta-un-gruppo-di-ragazze-nigeriane","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.sabellifioretti.it\/?p=44064","title":{"rendered":"C&#8217;ERA UNA VOLTA UN GRUPPO DI RAGAZZE NIGERIANE"},"content":{"rendered":"<p><strong style=\"font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;\"><span style=\"color: #ff0000;\">Ci eravamo abituati alla loro presenza. Ci sembrava naturale incontrare le ventiquattro giovani ragazze nigeriane per le strade di Lavarone. Discrete, le incontravamo alla Famiglia Cooperativa, sulla strada dalla frazione Nicolussi, dove abitavano, alla frazione Cappella dove andavano a fare la spesa. O magari all&#8217;ufficio postale, negli alberghi e nei ristoranti di Lavarone, di Folgaria, di Luserna, dove avevano trovato lavoro. E pensare che l&#8217;avventura era cominciata nella maniera peggiore.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong style=\"font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong style=\"font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong style=\"font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong style=\"font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong style=\"font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;\"><!--more--><\/p>\n<p>Erano state accolte da una infuocata assemblea di cittadini preoccupati ma anche di \u201cstranieri\u201d di villaggi vicini, che usavano toni vagamente razzistici, ricordando che le \u201cnigeriane\u201d costituivano un pericolo per l&#8217;unit\u00e0 delle famiglie dell&#8217;altipiano. Ricordo le urla di un signore dal fondo della sala del Centro Congressi che chiedeva di rispedirle a casa loro. Era un migrante rumeno. Ricordo anche una anziana signora che mi disse: \u201cCome potr\u00f2 d&#8217;ora in poi girare per Lavarone di notte?\u201d Qualche giorno dopo qualche deficiente aveva dato fuoco al portone della loro residenza. Peggio di cos\u00ec?<\/strong><\/span><\/strong><\/span><\/strong><\/span><\/strong><\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Poi, piano piano, la situazione \u00e8 cambiata. Hanno prevalso il pudore e l&#8217;avvedutezza delle ventiquattro ragazze. Hanno vinto la bravura e la professionalit\u00e0 del personale che le aveva prese in carico. Ha contribuito la seriet\u00e0 e l&#8217;attenzione degli amministratori di Lavarone.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Ma oggi lo scellerato decreto sicurezza di Matteo Salvini, interpretato in maniera ferrea e acritica dalla giunta Fugatti, causa la chiusura della residenza di Lavarone. Le ragazze saranno inviate chiss\u00e0 dove, forse a Trento, forse a Rovereto, in strutture di accoglienza pi\u00f9 economiche e pi\u00f9 capienti. Andranno incontro ad una nuova pericolosa avventura, a ricominciare da zero il loro percorso virtuoso di integrazione.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Ma ecco il miracolo. I cittadini di Lavarone non accettano la decisione. Il sindaco protesta. Gli albergatori che le avevano prese a benvolere, che le andavano perfino a prendere con la macchina per portarle sul luogo del lavoro, che nel periodo di chiusura le portavano addirittura in vacanza con loro, adesso si chiedono perch\u00e9 e si chiedono anche come faranno a sostituirle, visto che a Lavarone c&#8217;\u00e8 piena occupazione. Alla faccia di chi ancora dice che i migranti rubano il lavoro agli italiani.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Ho cercato di capire se la decisione \u00e8 definitiva. Ho cercato di indagare sulle vere motivazioni di un provvedimento cos\u00ec insensato. Ne \u00e8 venuto fuori un ritratto desolante della nostra politica. Tutto viene fatto risalire al decreto sicurezza che ha tagliato i fondi fin quasi a dimezzarli. Prima del decreto per ogni richiedente protezione venivano stanziati circa 33 euro al giorno. Adesso 24. Bisogna risparmiare. La struttura e l&#8217;organizzazione della residenza di Lavarone ne costa pi\u00f9 di 40. Le ragazze se ne devono andare. E ci\u00f2 succeder\u00e0 prima di aprile.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">E cos\u00ec finiranno i corsi di italiano (le ragazze nigeriane avevano acquisito una notevole dimestichezza con la nostra lingua), i corsi di cucito, i corsi di cucina (lo chef di Luserna aveva tenuto quattro seminari). Finir\u00e0 il loro lavoro nel grande orto che il custode Fausto (che loro chiamavano pap\u00e0) aveva organizzato per loro (verze, cavoli, biete). Augusta, Benedicta, Beauty, Joe, Dist, Sandra e le altre non organizzeranno pi\u00f9 le feste che le hanno viste protagoniste (nella piazzetta di Gionghi, il giorno del santo patrono hanno offerto cento torte ai lavaronesi. E niente pi\u00f9 incontri con i ragazzi delle elementari durante i quali loro raccontavano fiabe nigeriane e i ragazzi ricambiavano con fiabe cimbre. Noi non le vedremo pi\u00f9 la mattina presto prendere l&#8217;autobus per andare al lavoro, oppure, portate da volontari della Croce Rossa, la domenica mattina a Rovereto per partecipare alla Messa nella chiesa evangelica. N\u00e9 le vedremo con il loro portamento fiero trasportare sulla testa una confezione di sei bottiglie di acqua minerale.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Tutto questo finir\u00e0 e sar\u00e0 una sconfitta per Lavarone ma anche per la giunta Fugatti che applicando in maniera rigida una legge sciocca e controproducente, far\u00e0 fare enormi passi indietro a tutti i trentini famosi per essere un popolo aperto all&#8217;accoglienza. Chiamare decreto sicurezza una legge che far\u00e0 notevolmente diminuire la sicurezza \u00e8 un controsenso.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Abbiamo tutti a cuore la sicurezza. Tutti. Ma alla base di qualsiasi possibilit\u00e0 di sicurezza \u00e8 la giustizia sociale. La gente povera ha fame e spesso delinque per salvarsi da una vita disgraziata. Questo infastidisce i benpensanti come noi. Ma il passo verso lo spaccio, la prostituzione e la microcriminalit\u00e0 \u00e8 breve. E allora che cosa debbono fare i benpensanti come noi?<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">C&#8217;\u00e8 una sola strada: l&#8217;accoglienza. E l&#8217;integrazione. Tarpare le ali a chi questo percorso dell&#8217;integrazione lo ha attuato in maniera cos\u00ec virtuosa fa venire qualche sospetto sulle vere intenzioni di chi predica la sicurezza e favorisce il disordine.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">In ultimo vorrei parlare un attimo di soldi. I soldi risparmiati a chi andranno? Non sono riuscito a dipanare questa matassa ma una cosa \u00e8 certa. I soldi provengono da un fondo europeo a favore dell&#8217;accoglienza ai richiedenti protezione internazionale. L&#8217;Italia non risparmia niente. Il Trentino meno che meno. Non stiamo parlando di economia. Stiamo parlando di politica. Di propaganda politica.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">E inoltre. L&#8217;affitto della villa delle suore elisabettiane ammontava a 45 mila euro all&#8217;anno. Non sono bruscolini. 5 euro al giorno per ogni ospite nigeriana. Qualcuno ha chiesto all&#8217;ordine religioso (ripeto: religioso) di rinunciare alla somma visto, oltretutto, che la villa era sfitta?<\/span><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci eravamo abituati alla loro presenza. Ci sembrava naturale incontrare le ventiquattro giovani ragazze nigeriane per le strade di Lavarone. Discrete, le incontravamo alla Famiglia Cooperativa, sulla strada dalla frazione Nicolussi, dove abitavano, alla frazione Cappella dove andavano a fare la spesa. 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